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Il giardino del Palazzo Gonzaga Spolverini, poi Giardino Cavriani

Il giardino del Palazzo Gonzaga Spolverini, poi Giardino Cavriani (Mantova)

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Proprietà privata, visibile solo dall'esterno

Foto Claudia Bonora

A chi percorra oggi via Trento non passa inosservata l'imponente cancellata sui cui pilastri svettano i busti di illustri personaggi mantovani e oltre la quale sorge un giardino visibilmente dimenticato. Si tratta del giardino Cavriani, di pertinenza dell'omonimo palazzo che sorge sul lato opposto della strada.
L'isolato ospitò, dal secondo quarto del secolo XVI, una residenza caratterizzata da un'ampia corte con giardino appartenuta a Giovanni Ludovico Gonzaga del casato de' Nobili, del ramo di Schivenoglia, spentosi nel 1546. La proprietà rimase alla famiglia fino alla metà del secolo XVII, quando la linea maschile si estinse e il patrimonio familiare passò ad Anna Maria Gonzaga, sposa a Giacomo Spolverini e da questa agli eredi.
La proprietà fu in seguito acquistata dai Cavriani che riedificarono il palazzo su disegno dell'architetto Alfonso Torreggiani nel 1756, e fra il 1824 e il 1826 realizzarono il nuovo giardino sacrificando definitivamente l'antica residenza gongaghesca. Il nuovo giardino fu progettato da Giovan Battista Vergani e numerosi furono i professionisti e gli artigiani che vi lavorarono: lo scultore Stefano Gerola per i busti e la statua di Virgilio e Giuseppe Fontana per le altre componenti lapidee; Chiozzini e Silva per i ferri battuti e il pittore mantovano Alessandro Ferraresi per la realizzazione di prospettive dipinte sulle pareti di fondo. Fulcro del giardino e delle geometrie dei suoi percorsi era la statua di Virgilio, collocata nel 1835, a segnare simbolicamente la conclusione dell'opera che aveva richiesto complessivamente quasi dodici anni.
Nel settembre del 1838, in occasione della visita dell'imperatore Ferdinando I a Mantova, il marchese organizzò un sontuoso apparato effimero per l'illuminazione notturna del proprio giardino che suscitò viva ammirazione per l'utilizzo di numerose centinaia di lumi in vetro, palloncini e fanali issati su strutture lignee, argani e guglie. Un secondo giardino collegato al primo da un corridoio sotterraneo fu progettato intorno al 1838 dal veneziano Giuseppe Jappelli sul sedime dell'antico giardino gonzaghesco appartenuto al Palazzo di Schivenoja o dell'Abate.

(tratto da L. Valli, Il giardino del Palazzo Gonzaga Spolverini, poi Giardino Cavriani, in I giardini dei Gonzaga 2018, pp. 324-330)

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