
Rondone
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Sabato 18 giugno si è svolto a Mantova il "Festival dei Rondoni", iniziativa di divulgazione naturalistica ideata da un gruppo di ornitologi che da alcuni anni promuove lo studio e la tutela di questi incredibili volatori che hanno scelto i centri storici di molte città italiane come luogo dove nidificare.
Tale evento, inserito nella rassegna "I volti della natura in Citta'", promossa dal Parco del Mincio e dal Comune di Mantova ha beneficiato del patrocinio di Complesso Museale di Palazzo Ducale, Parco Oglio Sud, Wwf Mantovano, Gruppo Speleologico Mantovano e Parcobaleno; organizzato dal Gruppo Ricerche Avifauna Mantovano e Gruppo Rondoni, il Festival dei Rondoni vuole far conoscere ai cittadini non solo i rondoni, ma anche molte altre specie di uccelli che abitano le strade e le piazze della nostra città.
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I primi protagonisti del tour sono stati infatti i balestrucci (Delichon urbicon) nidificanti presso il palazzo delle Poste: attraverso le lenti del cannocchiale puntate sui loro nidi di fango è stato possibile osservare i giovani ricevere le imboccate dagli adulti. Il balestruccio è parente della rondine, ma si distingue da essa per le dimensioni inferiori, il colore blu scuro di dorso e ali, e la macchia bianca sopra la coda. Come la rondine ripartirà a settembre per l'Africa, dove passerà l'inverno. La sua dieta è basata esclusivamente su piccoli insetti catturati al volo.
Accanto ai nidi di balestruccio, collocati sotto il cornicione del palazzo, abbiamo osservato alcune coppie di passera d'Italia (Passer italiae), che invece scelgono di nidificare sotto i coppi dei tetti. Questa specie certamente a tutti famigliare ha una biologia molto differente rispetto al balestruccio: i passeri sono infatti stanziali (cioè trascorrono tutto l'anno nello stesso luogo) e si nutrono di semi. A Mantova possiamo ancora osservarne diverse coppie, tuttavia la specie attraversa una fase di declino preoccupante per ragioni non del tutto chiare agli ornitologi.
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foto 1 - Passera d'Italia femmina (Passer italiae)
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Spostandoci verso i portici di Corso Umberto incontriamo un'altra specie simbolo della biodiversità urbana di Mantova: la rondine. Spesso viene confusa con il rondone, sebbene queste due specie non siano nemmeno parenti dal punto di vista tassonomico. Proprio nel cuore della città si è da alcuni anni stabilita una piccola colonia di 7-8 coppie: arrivano a fine marzo, dopo un lungo viaggio dall'Africa centrale, e iniziano immediatamente a "restaurare" i loro nidi di fango e paglia. Tra aprile e maggio ha luogo la prima covata, e dopo che i giovani saranno indipendenti gli adulti iniziano un secondo ciclo riproduttivo. Come è noto le rondini sono specializzate nella cattura di piccoli insetti volanti: molte specie di ditteri (mosche e zanzare) rientrano nella loro dieta. Si stima che una covata di rondine (mediamente 4-5 pulcini) necessiti di 6.000 insetti al giorno: come rondoni e balestrucci esse rappresentano dunque un prezioso alleato nella lotta biologica agli insetti considerati nocivi.
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foto 2 - Rondini
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Piazza Sordello è stata l'ultima tappa del festival: qui abbiamo finalmente osservato i protagonisti principali di questa passeggiata, i rondoni comuni (Apus apus). Nessuna specie tra gli uccelli presenta un adattamento tanto spinto alla vita aerea: il rondone infatti trascorre praticamente tutta la vita in volo. In volo si alimenta, dorme, raccoglie materiale per il nido, effettua interazioni sociali coi propri conspecifici, talora si accoppia. Il suo nome scientifico "Apus" significa infatti "privo di piedi". In realtà non ne è affatto privo, anzi, essi sono molto importanti, ma non li usa se non per poche settimane all'anno, cioè durante la nidificazione. In questa delicata fase il rondone necessita di anfratti nella roccia di pareti naturali o artificiali, cui si aggrappa con le forti unghie per poi infilarsi in strette fessure dove depone 2-3 uova. Dopo una incubazione di circa 20 giorni nasceranno i pulcini, alimentati da entrambi i genitori per 35-40 giorni. La quantità di insetti consumata è stupefacente: si stimano 10.000 prede al giorno (10-100 per singola imbeccata).
Dove nidificano i rondoni comuni a Mantova?
Certamente i sottocoppi delle tegole rappresentano il sito d'elezione, per questo è fondamentale che la prima fila di tegole sia lasciata libera dalla grondaia, elemento che rappresenta un ostacolo insormontabile per questi uccelli. Questo tipo di nicchia è ben visibile presso il portico della cavallerizza e presso la Chiesa di San Francesco. Una situazione anomala e molto interessante si può osservare sotto il portico di Palazzo Ducale dove la fessura tra il muro del Palazzo stesso e le travi in legno ha offerto una nicchia ideale per la nidificazione di diverse coppie di rondone.
Quando e dove osservare i rondoni?
Da fine marzo a metà luglio, con un picco tra fine maggio e metà giugno, alle 8-9 di mattina e attorno alle 20, in piazza Sordello e attorno al castello di San Giorgio possiamo ammirare la manifestazione più eclatante della loro presenza, i cosidetti caroselli (in inglese definiti "screming parties, cioè "feste urlanti"): durante questi voli di gruppo decine di rondoni si inseguono attorno alle mura cittadine emettendo forti stridii. Il significato di questo comportamento non è del tutto noto ma sembra abbia una funzione sociale e di coesione degli individui appartenenti alla colonia.
Per approfondire la biologia del rondone comune e dei suoi affini rondone pallido (Apus pallidus) e rondone maggiore (Tachymartis melba), non presenti a Mantova, rimandiamo alle seguenti pagine
Concludiamo con le ultime specie osservate ma soprattutto con una definizione lanciata dagli ideatori del festival dei rondoni: il "MONUMENTO VIVO". Un monumento è vivo quando ospita nelle sue cavità, nei suoi anfratti, sotto le tegole dei suoi tetti, una o più specie di uccelli e altri animali (lucertole, gechi, pipistrelli).
Nel 2015 il monumento prescelto fu il Castello di San Giorgio, quest'anno la scelta è ricaduta invece sulla Torre della Gabbia, dove, oltre a diverse coppie di taccola (Corvus monedula), ad alcuni rondoni e alla passera d'Italia, ha per la prima volta nidificato una coppia di gheppi (Falco tinnunculus).
Il gheppio è un piccole rapace ben diffuso sul territorio mantovano, soprattutto in zone rurali; almeno due coppie hanno tuttavia preferito stabilirsi in città, una proprio in una cavità della torre della gabbia affacciata su piazza Sordello. L'Assessore all'ambiente Andrea Murari ha ricevuto perciò dai membri del Gruppo Ricerche Avifauna Mantovano l'attestato di "Monumento Vivo" mentre i tre giovani gheppi compivano i primi incerti voli accompagnati dai genitori, proprio sopra alle teste del folto gruppo di persone che hanno preso parte all'evento.
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foto 3 - Taccole (Corvus monedula)
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foto 4 - Gheppio (Falco tinnunculus)
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Altre specie meno facili da osservare ma comunque presenti sui palazzi storici del centro di Mantova sono il codirosso comune (Phoenicuros phoenicuros), il codirosso spazzacamino (Phoenicuros ochruros) e la passera mattugia (Passer montanus).
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foto 5 - Passera d'Italia maschio (Passer italiae)
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foto 6 - Codirosso Comune (Phoenicuros phoenicuros)
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foto 7 - Codirosso Spazzacamino (Phoenicuros ochruros)
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Per concludere la carrellata di specie che volano su Mantova ricordiamo la straordinaria presenza di una colonia di Miniottero (Miniopterus schreibersii). Specie troglofila, legata ad ambienti di grotta, le maggiori consistenze a livello nazionale si registrano nel centro e sud Italia, dove questa specie trova ambienti più idonei. Nel nord del suo areale, tra cui è compresa la Lombardia, può sfruttare anche edifici. La colonia di Mantova, presente sotto il Castello di San Giorgio, sul territorio regionale è di importanza unica e fondamentale per la sua conservazione. Il Miniottero è considerato Vulnerabile (VU) dalla Lista Rossa dei Vertebrati Italiani a causa del declino della popolazione dovuto principalmente al disturbo negli ambienti di rifugio.
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foto 8 - Miniotteri (Miniopterus schreibersii)
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Dott. Nat. Sonia Braghiroli
Dott. Vet. Davide Aldi
Foto di Daniele Longhi, Achille Peri, Davide Aldi e Sonia Braghiroli
Dopo la positiva esperienza di palazzo Te l’Amministrazione Comunale ha deciso di allontanare i piccioni dal centro storico utilizzando falchi addestrati. Si è iniziato a farli volare dalla cupola di sant’Andrea, grazie alla cortese disponibilità di don Renato Pavesi, Rettore della basilica e del parroco don Alfredo Rocca. I falchi sono poi stati lanciati anche in altre piazze e vie di Mantova, in particolare sotto i portici e già si nota una diminuzione della popolazione dei piccioni ai quali la presenza del falco impedisce anche la nidificazione.
L’utilizzo di falchi addestrati negli ultimi anni si è molto diffuso non solo nelle città, ma anche negli aeroporti dove vengono fatti volare prima dell’arrivo e della partenza degli aerei per allontanare uccelli che potrebbero interferire con il volo.
Molti sono anche le fabbriche che preferiscono utilizzare questo metodo di dissuasione estremamente efficace ed ecologico.
Cavozza Falchi nasce da un sogno, un sogno lungo una vita.
Nasce dal sogno di Marco Cavozza, dall’amore per i rapaci che lo accompagna da sempre, da quando, appena ragazzo, s’inerpicava tra le rocce rosse e i boschi di Bardi, seguendo il volo di falchi e poiane.
Una passione cullata dall’infanzia e mai venuta meno, sviluppata, approfondita, seguita con metodo, studio, dedizione, fino a farne un mestiere, una professione. A dimostrare che i sogni possono far volare in alto.
Da trent’anni il sogno è diventato una splendida realtà. Marco Cavozza è considerato uno dei massimi esperti dell’arte della falconeria e dell’addestramento dei rapaci in Italia, e non solo.
Questo primato è sicuramente frutto degli innumerevoli premi e riconoscimenti conseguiti in Italia e all’estero, primo fra tutti quel titolo di “Maestro Falconiere” conseguito nel 2002 e condiviso con un solo altro Maestro nel nostro paese. Ma il vero miracolo operato da Marco Cavozza è quello di aver saputo creare un legame unico con i suoi rapaci, un’empatia profonda basata sul rispetto reciproco, su un’intima conoscenza, inspiegabile e incomprensibile ai più, ma evidente se ci si sofferma a osservarlo anche solo una volta mentre ‘parla’ con una delle sue aquile. È un mistero meraviglioso e antico, che si rifà alla nobile arte della falconeria com’era concepita alle origini, come un patto segreto e indissolubile tra il falconiere e questi superbi animali.
Da circa dieci anni Marco Cavozza ha fatto della sua passione anche un lavoro, con l’iscrizione alla CCIAA di Parma. È stato il primo in Italia ad utilizzare i falchi per il “Bird control” negli stabilimenti, nei centri storici, nei musei, nei cimiteri, nelle discariche ecc. con risultati sorprendenti, che lo hanno portato a stabilire rapporti duraturi con molte aziende di importanza internazionale e con centri storici e musei. Questo modo di allontanare i piccioni è anche molto ecologico perché non provoca fastidiosi effetti collaterali come rumori, o inquinamento da veleni. Si avvale di un predatore contro la sua naturale preda, ma anche il piccione ha tutte le chance per fuggire senza essere ucciso, come in natura. Anche in questo caso il rispetto è fondamentale.
Oggi la ditta Cavozza Falchi è fra le prime in Italia per controllo e allontanamento dei volatili nocivi con l’ausilio di falchi addestrati, allevati in cattività e legalmente tenuti. Nel suo lavoro Marco è supportato da un Team di giovani e volenterosi falconieri e naturalmente dalla flotta di falchi, in una collaborazione tra rapaci e umani davvero sorprendente.
Cavozza Marco partecipa inoltre ai più famosi Pali e rievocazioni storiche medievali d’Italia. I suoi rapaci sono stati protagonisti di spot pubblicitari e film. Organizza anche corsi di falconeria professionali e dimostrazioni per gruppi e scolaresche presso la sua suggestiva sede di Traversetolo.
Vale la pena fargli visita, per poter ammirare i meravigliosi rapaci che vivono con lui, in una cornice naturale e selvaggia, e per poter assistere ai loro voli maestosi sotto l’occhio attento e amorevole del loro amico ‘umano’. Un’esperienza emozionante e indimenticabile, che ricorda come possa ancora esistere un rapporto tra uomini e animali basato non sullo sfruttamento, ma su rispetto, collaborazione e amore incondizionato.